di Mario Gaziano
Sarebbe buona cosa. Si, sarebbe proprio cosa buona e giusta andare a vedere l’esaltante e straordinario programma di Gorizia capitale europea della cultura 2025. Un programma estremamente identitario: di storia, tradizioni popolari e luoghi (dall’Isonzo con richiamo delicatissimo a Ungaretti e alle alpi Giulie). E poi il richiamo ai laghi, ai boschi, al mare, al dialetto delle minoranze ,ai musei di varie proposizioni, alle scuole, al cinema goriziano e del territorio . Da noi invece le lacune e le assenze sono notevoli. Per esempio in quanto a cinema non ci sono indicazioni per Massimo Puglisi agrigentino filmaker premiato in mezzo mondo, Franco Carlisi da Grotte, presente nelle più importanti riviste nazionali di fotografia d’arte , il decano e maestro Diego Romeo con la sua vasta produzione e il non dimenticato “Giacinto Piranfelberg” (su Pirandello Fellini, Bergman) e il giovane Picarella con il suo “Danilo Dolci” . E poi gli scrittori (ho giù segnalato le gravi assenze di Alessio Di Giovanni, Navarro della Miraglia, Giuseppe Picone….). E ancora l’architettura (con progetti di restauro dei palazzi con collezioni museali), la moda sostenibile. Nel programma di Gorizia capitale non mancano le escursioni dalle Alpi Giulie all’ Adriatico, l’arte multimediale, rassegne filmiche delle memorie goriziane, il teatro con esperienza di vita lungo il confine intrafrontaliero, il festival della cultura industriale, il festival della ceramica, la biennale d’arte tessile, l’ecologia ( ancora l’Isonzo come fonte di energia), la sostenibilità.
E la musica classica e contemporanea.
E le piazzette e i cortili zeppi di esperienze musicali, di tradizioni, di storia. Il “Visavì Gorizia dance” festival di danza contemporanea .
E tanto tanto altro. Un programma (già iniziato ai primi di dicembre del 2024), preparato da anni e da esperti. Tutto proiettato alla esaltazione identitaria della città e di tutto il suo territorio. Tra Italia e Slovenia. E Agrigento? Siamo a metà febbraio 2025 e ancora niente di particolarmente evidente. Giorni perduti. E mi sovviene “I giorni perduti”, un film degli anni ‘50 del grandissimo Billy Wilder ( “A qualcuno piace caldo”, “L’appartamento”, “Prima pagina”).. Un altro tema ,(naturalmente, esistenziale-psicologico) ma pur sempre legato a “giorni perduti”.
Ma forse che Agrigento capitale della cultura 2025 non è, di per sé, diventata un problema psicologico-esistenziale, nel paradosso tutto pirandelliano (tra l’essere e il sembrare) di ritrovarsi su tutti i mezzi di comunicazione internazionali per i problemi insorti e non per le grandi iniziative culturali? E si potrebbe citare anche “Le illusioni perdute” di Honorè de Balzac che ha elevato a paradigma di vita proprio “le illusioni perdute”. Che non sia questa la malinconica prospettiva della nostra Agrigento? Ci basta la Valle dei Templi con la sua naturale e normale proiezione mondiale. Non altro!