di Mario Gaziano
“ ‘nSicilia puru i pisci parranu ‘nsicilianu” è la bellissima folgorazione linguistica del grandissimo Ignazio Buttitta, il poeta siciliano più grande di sempre. Pulsa la “Sicilia nel cuore”, in ogni dimensione dell’anima e del cuore, parafrasando Sciascia, dove la lingua siciliana è prova di libertà, di onestà. Di precisa inequivocabile identità.
“Un populu / mittitilu a catina
Spughiatilu / attuppatici a vucca / è ancora libiru
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Un populo / diventa poviru e servu / quannu ci arrubanu a lingua addutata di patri: / è persu sempri.
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Mi n’addugnu ora, / mentri accordu la chitarra du / dialettu / ca perdi na corda lu jornu” (Buttitta).Un amore infinito per la lingua siciliana.Per la Sicilia.
Ma dov’è finisto questa dedizione alla cultura siciliana? Grandi eventi, grandi artisti celebrati ( Allevi…Cura…): solo affidiamo un flebile rimpianto delle nostre tradizioni a giovani folkloristici con canti e danze non sempre propriamente siciliani, adattati, trasformati.
Ci resta il “friscaletto”, il “marranzano”,,,,ma l’anima della Sicilia raccontata da Sciascia in “Le parrocchie di Regalpetra” “Gli zii di Sicilia” “Il giorno della civettta” “Occhio di capra” e sù sù fino a “La Sicilia come metafora”
E la sicilianità di Pirandello che esalta la lingua girgentana nelle sue opere più identitaria siciliane “A giarra”, ”A birritta cu i ciancianeddri”, “A patenti” “Liolà” e su sù fino a “U ciclopu” tradotto in girgentano da Euripide. E poi Andrea Camilleri con le tradizioni della cucina siciliana “a pasta ncasciata”,”gli arancini di Adelina” fino a “il nero di seppia” le sarde a beccafico”. Uno scrittore “marinisi” che ha la Sicilianità nelle vene e che è ricambiato dai suoi milioni di appassionati lettori che bevono solo (proprio come Montalbano) nero d’Avola, Marsala all’uovo e passito di Pantelleria.
Ma di quale cultura si parla? Gente per bene messa in mezzo…ma senza consapevolezze, specialisti d’altro, senza dubbio,ma fuori dai binari di una sicilianità oramai irrimediabilmente tradita, camuffata con concerti preziosi ma lontani. Sempre più lontani. in ogni quadrante del mondo.
La tradizione in musica e canto popolare:la nostra terra ha prodotto i più grandi gruppi di canto popolare:Il gruppo popolare favarese, I Dioscuri,lo stesso Nonò Salamone anche lui girgentano nel cuore. Hanno portato l’anima di Sicilia ai confini della Terra
E Rosa Balistreri? la voce del Sud? E Tony Cucchiara fondatore riconosciuto del musical pop italiano?
Dunque solo fantasmi volati via lontano, lontano, lontanissimo dalla Sicilia. Oramai dissolti nel vuoto della memoria?
E ancora la classicità tra Grecia e Magna Grecia. Pirandello scriveva :”Porto la Grecia nel cuore.Ne sento il suono, il ritmo, il sentimento” E i nostri grandi poeti territoriali: Vincenzo Licata, Ignazio Russo, Bernardino Giuliana (originario girgentano). Non va bene, Così non va proprio bene. Solo San Calò ci può aiutare. Il santo di Girgenti “che (almeno lui) fa “li grazi pi nenti” come canta il più grande cantautore agrigentino contemporaneo Giovanni Moscato. Dunque gloria a lui e al suo Santo.
