IL “FAUST” DI GOUNOD AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO
di Gaetano Gaziano
Non potevo festeggiare il mio compleanno nel modo più adeguato, se non vedendo il Faust di Charles Gounod, ieri 19 marzo, al Massimo di Palermo.
La lettura, che ne ha dato il regista Fabio Ceresa, è davvero originale e accattivante: ha incrociato l’eterno dramma della lotta tra bene e male, risalente al Doctor Faust di Goethe, con il romanzo “Il Maestro e Margherita” dello scrittore russo Michail Bulgakof che si è ispirato allo stesso argomento, ma con rimandi al dramma di Ponzio Pilato che, non sapendo pronunciarsi sulla innocenza di Gesù, se ne lava le mani, abbandonandolo alla giustizia del Sinedrio, portandosi dietro, però, un senso di colpa che non lo abbandonerà mai.
Da ciò l’invenzione teatrale del regista della doppia scena. In primo piano i protagonisti dell’opera di Gounod: Faust, Mefistofele e Margherita, e, sullo sfondo, Ponzio Pilato con il suo tormento.
La geniale regia di Ceresa è stata supportata ottimamente dall’efficace direzione d’orchestra di Frédéric Chaslin che, essendo anche un compositore, francese come Gounod, ci ha consegnato una deliziosa e coinvolgente rappresentazione lirico-drammatica.
Il cast degli artisti di alto livello, compreso il coro del Massimo, con un cenno particolare al basso-baritono Erwin Schrott, di mostruosa bravura, nel ruolo di Mefistofele, vero protagonista dell’opera.