Crisi esistenziale dell’Europa: «superare il voto all’unanimità con un nucleo federale e un nuovo Patto costituzionale»
L’intervento di ALESSIO LATTUCA, presidente Movimento per la Sostenibilità (da ITALIA LIBERA)
Gli eventi geopolitici degli ultimi anni – dall’aggressione russa in Ucraina all’instabilità politica americana con il ritorno di Trump – stanno spingendo molti paesi europei, tra cui la Germania, a rivedere dogmi economici che per decenni sono stati considerati intoccabili. L’Europa nel suo insieme viene messa alla prova. La Germania, in particolare, è sempre stata rigida sul fronte della disciplina fiscale, con la famosa “Schuldenbremse”: il freno al debito termine che coincide con peccato, inserita nella sua Costituzione. Tuttavia, tra la pandemia, la guerra in Ucraina, la crisi energetica e ora il nuovo scenario politico globale, Berlino è costretta a rivalutare le sue priorità. L’abolizione o sospensione di fatto del vincolo costituzionale al pareggio di bilancio rappresenta un cambiamento epocale nella politica economica tedesca. È un segnale di come anche i paesi più ortodossi stiano accettando che, in un contesto di crisi e di trasformazione profonda, la spesa pubblica possa e debba essere usata come strumento strategico. È una mossa che riflette il peso delle pressioni esterne e della crisi, ma che lascia dietro di sé un senso di sospensione democratica, perché adottata da chi di fatto aveva già perso il mandato popolare.
Quanto all’Europa: l’accelerazione dei processi per la difesa ha un senso. E non è soltanto una scelta (vi è anche l’eccezionale necessità di “spiazzare”, giacché le rivoluzioni non nascono dal caso ma dalla necessità). Il mondo sta entrando in una nuova fase di polarizzazione e instabilità, con il ritorno di Trump che mina l’affidabilità del pilastro atlantico e la guerra in Ucraina che mette a nudo la fragilità della difesa europea. Sono tutti elementi, questi, che richiedono, tempestivamente, un salto verso debito e difesa comuni. E per farlo servirà anche la legittimazione politica. Recuperare la vecchia bozza della Costituzione europea (rifiutata all’epoca da Francia e Olanda) potrebbe essere una base solida da cui ripartire, ma occorre considerare che serve una narrativa e un contesto molto diversi da quelli utilizzati finora. È del tutto evidente che non basti più solo un’unione economica o monetaria, ma un’Europa che deve diventare un soggetto politico autonomo e coeso. E per questo serve un vero patto costituzionale tra gli Stati membri.
Un percorso di tale dimensione è difficile ma è probabile che a spingere verso salti in avanti, sia la pressione esterna, com’è prevalentemente accaduto nella storia europea: crisi, guerre o minacce. Di fatto, l’integrazione europea ha sempre seguito un andamento “reattivo” più che “proattivo”: Maastricht arrivò dopo la fine della Guerra Fredda, l’euro dopo l’instabilità valutaria, il Next Generation Eu dopo la pandemia. Il combinato di instabilità globale e crisi di sicurezza potrebbe essere ora la miccia per fare quello che finora è stato evitato. Il punto chiave sarà se i Paesi membri saranno disposti a cedere sovranità reale su difesa, finanza e politica estera perché, senza questo passaggio, anche un debito comune rischia di restare zoppo. A tale proposito il nodo è proprio l’unanimità che è diventata una trappola in grado di paralizzare l’Ue su tutte le questioni strategiche, dalla politica estera alla sicurezza. Finché ogni singolo Stato avrà il potere di bloccare decisioni comuni, sarà quasi impossibile costruire una vera Europa politica e difensiva.
Pertanto, superare l’unanimità significherebbe aprire la strada a un’Europa a cerchi concentrici, dove un gruppo di Paesi − più allineati su visione e interessi strategici − possa procedere più rapidamente su difesa, debito comune, politica estera e sicurezza. In fondo, qualcosa di simile già esiste con l’eurozona o con Schengen, che non coinvolgono tutti i membri Ue. Stavolta, però, si tratterebbe di costruire un vero nucleo politico federale dentro l’Unione. Ad esempio: un “gruppo guida” fondato su un asse franco-tedesco rafforzato da Italia, Spagna e altri Paesi nordici o baltici, che sembrerebbe la speranza di molti. Un “nocciolo duro” guidato da Francia e Germania, ma con Italia e Spagna − che devono darsi una comune strategia come pilastro meridionale − e taluni paesi baltici ad Est, potrebbe dare il segnale politico necessario per rompere le lentezze e i veti incrociati che oggi bloccano l’Unione. D’altronde l’Europa ha già la forza economica e tecnologica per contare nel mondo, soprattutto se decidesse di investire in ricerca e sviluppo, e si dotasse di un sistema satellitare per la difesa, per la cyber sicurezza, per l’intelligence dello spazio, per la difesa dagli attacchi informatici e per la difesa dal terrorismo. Ma le manca la capacità di decidere e agire rapidamente.
In questo nuovo scenario globale, con gli Stati Uniti sempre meno affidabili come garanti della sicurezza europea e con la Russia aggressiva ai confini, il tempo stringe. Sarà interessante vedere se nei prossimi mesi emergerà una coalizione di Paesi disposti ad accelerare, anche con strumenti come la cooperazione rafforzata. Nonostante il proliferare dei detrattori della destra, sembrerebbe che oggi l’opinione pubblica senta il bisogno di sicurezza comune e di difesa della democrazia. E, al contrario di quanto accaduto in precedenza, sia più disponibile oggi a questo salto di qualità rispetto a quando fu bocciata la Costituzione europea vent’anni fa nel 2005.
Alla luce della maggiore disponibilità ad accettare cessioni di sovranità in cambio di protezione collettiva e forza geopolitica, sarebbe il momento propizio per affrontare la questione e ipotizzare alcuni principi fondamentali da inserire in una nuova Costituzione europea: sovranità condivisa e governo federale con i poteri su sicurezza, difesa, politica estera, politica fiscale, superando le attuali logiche intergovernative. Abolizione dell’unanimità su tutte le materie strategiche e introduzione del voto a maggioranza qualificata o addirittura semplice, soprattutto su difesa, sicurezza e politica estera. Creazione di un esercito europeo integrato, sotto comando europeo autonomo, complementare alla Nato ma non subordinato ad essa, con la possibilità di intervento rapido.
Altri punti qualificanti riguardano l’stituzionalizzazione del debito comune europeo e la definizione di un bilancio federale significativo per finanziare sicurezza, transizione verde, innovazione tecnologica e sviluppo infrastrutturale. Il rafforzamento della Carta dei diritti dovrebbe ribadire la centralità dei diritti fondamentali e i nuovi diritti legati a tecnologia, privacy, intelligenza artificiale e sostenibilità. A cui aggiungere il potenziamento delle Istituzioni europee e dei poteri del Parlamento europeo con una reale capacità legislativa e di controllo, la creazione di un governo federale nominato dal Parlamento o, in alternativa, eletto direttamente dai cittadini. Va rafforzata l’Autonomia strategica energetica e tecnologica con l’inserimento, come obiettivo costituzionale, dell’autonomia europea su risorse strategiche (energia, materie prime critiche) e tecnologie di frontiera (digitale, Intelligenza Artificiale, difesa). Il tutto corroborato, come già detto, dall’abolizione dell’unanimità su tutte le materie strategiche, introducendo il voto a maggioranza qualificata o addirittura semplice, soprattutto su difesa, sicurezza e politica estera.
In definitiva le crisi recenti – pandemia, guerra in Ucraina, instabilità americana – hanno mostrato con chiarezza quanto sia rischioso restare frammentati e dipendenti da attori esterni e rendono urgente individuare una moderna politica orientata alla Costituzione degli Stati Uniti d’Europa.