di Nicolò D’Alessandro
Nel lontano febbraio 2011, in una nota introduttiva dal titolo
“Mitici appunti” per una mostra realizzata assieme al padre
Salvatore scrivevo: “Ilaria Caputo allieva di sicuro talento del
maestro Totò Rizzuti, attinge a piene mani alla mitologia e
all’allegoria greca, alla statuaria antica guardando con molta
attenzione al lavoro del padre e mette in scena il suo composto
mondo figurativo carico di citazioni e di metafore attraverso gli assemblaggi, a volte audaci, di generi.
Sapori poetici, malinconici, caratterizzano il suo lavoro e lo differenziano dal lavoro paterno. Anche lei si avvale della tridimensionalità e
dell’uso espressivo di materiali diversi tra scultura, pittura e
disegno i quali interagiscono per raccontare e convincere,
esplorando nuovi linguaggi, nuove soluzioni formali. Le
contaminazioni di genere e l’ibridazione dei mezzi usati con
abilità e padronanza tecnica, sono già un segno identitario”.
Aggiungevo ancora che “la giovane artista affronta i ritratti
con particolare cura ed attenzione. Si misura emotivamente,
sensibilmente con la realtà. (…) Intensi risultano il ritratto di
Rita Levi Montalcini e i composti ritratti di Papa Woytila, di
Carlo Levi, di Elsa Morante e il somigliantissimo ritratto del
padre Salvatore, abilmente inciso su lastra di zinco. Risulta
interessante il legno dipinto con il profilo della sorella e
l’autoritratto ed ancora il triplice ritratto monocromo, a olio su
tavola, della madre colta in tre fasi della vita. Non ultimo
l’autoritratto dell’artista a sanguigna e matita restituisce
l’abilità che sostiene Ilaria. L’attenzione al particolare che
ampiamente la caratterizza ci restituisce l’idea che il suo
“destino figurativo” si possa esprimere compiutamente in
particolar modo nel ritratto. Pratica e genere un po’ trascurati.
È il mio affettuoso auspicio e, nel contempo, la scommessa che
anche Ilaria vuole sicuramente vincere”.
Riporto una parte di ciò che scrivevo in quell’occasione per
ribadire che quell’antico auspicio conferma la sua coerenza
con questa mostra. Sono passati 14 anni dalla nota d’allora e
l’artista palermitana mantiene, con esemplare continuità, il
suo mondo figurativo ma soprattutto la qualità della originale
cifra pittorica. Conferma di essere abile ritrattista nella splendida prova della mostra “Humanitas” (14-28 marzo 2025)
alla Sala delle Verifiche nel Complesso Monumentale dello
Steri (piazza Marina), a cura di Danilo Maniscalco.
L’artista ha dedicato un anno di lavoro e di studio dei personaggi scelti per restituirne l’immagine che ancora oggicome allora, si nutre di citazioni e metafore.
I ritratti da lei realizzati:
Elda Pucci, Biagio Conte, Totò Schillaci, Mario
Francese, Renato Guttuso, Piersanti Mattarella, Letizia
Battaglia Leonardo Sciascia, Eleonora Abbagnato, Pino
Caruso, Rosa Balistreri, Ignazio Buttitta, Aurelio Rigoli, Giuni
Russo, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Maria Accascina,
Nino Vaccarella, Gino Morici, Sebastiano Tusa, Franco
Scaldati, Rosario La Duca, Eva Riccobono, Luigi Lo Cascio e
Francesca Morvillo.
Oltre la verosimiglianza del ritratto in sé, i venticinque
personaggi sono mirabilmente raccontati anche dai simboli
adottati che caratterizzano le loro specifiche attività politiche,
culturali, artistiche e professionali.
Ognuno di essi rappresenta una parte della cultura e della
storia siciliana e i visitatori sono invitati non solo a osservare i
ritratti ma anche a riflettere su ciò che questi personaggi
hanno rappresentato.





